Per la gestione dei vari problemi di sicurezza e gestione dei rischi, molti spunti di comprensione e orientamenti operativi vengono dalla distinzione e dall’accostamento dei significati riferibili a Safety e a Security. Entrambi i termini sono resi in italiano con la parola sicurezza, ma le reti di significato e gli ambiti d’uso sono diversi: Safety riguarda l’ambito delle azioni per la prevenzione e gestione dei rischi per salute e sicurezza dei lavoratori, dei pazienti e dei viaggiatori; Security riguarda l’ambito delle azioni di protezione dei beni materiali e immateriali (a esempio, la riservatezza dei dati informatici, le barriere contro le intrusioni ecc.). Sono ambiti diversi ma complementari.

Anche per la preparazione e la gestione delle emergenze, può essere vantaggioso il riferimento a un binomio di termini della lingua inglese: “Emergency” e “Emergence“.

Emergency” indica una condizione operativa in cui si combinano gravità o importanza delle conseguenze, urgenza e limitatezza delle risorse. È questo l’ambito a cui vengono riferite le attività di prevenzione e protezione che nella generalità dei casi chiamiamo gestione delle emergenze.

emergenceEmergence” indica che la spiegazione della comparsa, figurativamente dell’emersione, di un fenomeno o di una funzione è “inappropriata, se non addirittura impossibile, quando viene espressa in termini di causalità. Il primo impiego noto si febbre al filosofo inglese George Henry Lewes (1817 – 1878) che descrisse gli effetti emergenti come non additivi e né predicibili sulla base della conoscenza delle loro parti componenti, né scomponibili in quelle parti. Nel vocabolario contemporaneo ciò significa che gli effetti sono non-lineari e che il sistema sottostante è parzialmente intrattabile”. (Erik Hollnagel, FRAM: the Functional Resonance Analysis Method, Ashgate 2012. Di Erik Hollnagel, si può vedere anche la traduzione italiana di Safety-I e Safety-II, Hirelia edizioni, 2016).

Per prepararsi a gestire le emergenze che possono presentarsi per le caratteristiche intrinseche dell’attività o per il verificarsi di eventi esterni estremi, la predisposizione di piani di azione è un aspetto necessario. La preparazione a fare le cose giuste nelle prevedibili situazioni di emergenza aumenta l’efficienza e l’efficacia delle risposte. Questo risultato si realizza con l’acquisizione della capacità di ognuno nello svolgere la propria parte in precisi copioni che l’esperienza indica come i più appropriati per fronteggiare determinate situazioni.

Spesso, però, proprio la caratteristica “emergente dell’emergenza” rende i piani necessari ma insufficienti. Al presentarsi di situazioni impreviste, per governare l’emergenza non basta più la sola preparazione a fare le cose previste, il mero affidamento ai piani, la automatica capacità di svolgere la propria parte in un copione.

Per prepararsi a essere impreparati, serve una progettazione della formazione e delle prove in grado di aiutare le persone e le organizzazioni sì a mettere in atto i copioni, ma anche a riconoscere quando i copioni che si stanno seguendo cessano di essere adeguati e ne servono altri.

Insieme all’abitudine a fare le specifiche cose previste da una procedura, occorre mantenere la sensibilità alle variazioni contestuali che potrebbero rendere quella stessa procedura non più adeguata.

 

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