la-grande-illusione

Quando qualcosa va male, a esempio la conclusione di una attività su 100.000 (pari a 10-5) che ricade nelle categorie degli infortuni, o degli incidenti senza infortunio o dei mancati incidenti, in genere assumiamo che il comportamento umano ne sia la causa nell’80-90 % dei casi.

Ma quando qualcosa va bene (mantenendo le stesse proporzioni, dovremmo dire 99.999 volte su 100.00), come mai non siamo altrettanto pronti nel dichiarare quanto contribuisce a questo risultato il comportamento umano?

Quando qualcosa va male, si ritiene importante un’indagine sui fallimenti. Allora come mai raramente , per non dire mai, quando tante cose vanno bene, raramente si ritiene importante un’indagine sui successi?

La tradizione sul pensiero della sicurezza sembra indicare che ci sia qualcosa da imparare (e qualcosa da fare) in tema di comportamento umano, soltanto quando le cose vanno male. Quando vanno bene, invece, sembra che non ci sia nulla da apprendere.

È un modo ben strano di vedere il rapporto tra comportamento e sicurezza. Tuttavia è il modo che quasi tutti impiegano. Ma bisogna cominciare a chiedersi se il fatto che questo modo sia anche l’unico possibile e, soprattutto, se sia davvero quello più produttivo per la gestone della sicurezza.

Serve un cambio di prospettiva per svelare la grande illusione della possibilità di garantire la sicurezza con la corrispondenza  senza sbavature tra il Lavoro-Come-Fatto e il Lavoro-Come-Immaginato.

A dissolvere questa grande illusione, contribuisce grandemente il libro di Erik Hollnagel “SAFETY-I e SAFETY-II. Il passato e il futuro del Safety Management”, ora disponibile anche nella traduzione in italiano. Un libro che dovrebbe essere letto da tutte le persone che  si occupano di sicurezza.

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