spazi confinatiFrequenti episodi di cronaca mettono gli ambienti confinati al centro di storie con infortuni gravi che comportano spesso più di una vittima. Bisogna chiedersi perché nonostante la diffusione dei corsi ai lavoratori e delle procedure di autorizzazione al lavoro proprio su queste attività si concentrano incidenti così gravi. Molti lavori in ambiti diversi espongono ai pericoli degli ambienti confinati. Anche le aziende più grandi e strutturate sono esposte a questi problemi. Significativamente ciò accade non direttamente, ma attraverso l’operatività delle aziende terziste.

Lavori di ispezione, manutenzione e pulizia possono portare a operare in ambienti in cui potenzialmente si sviluppano gas asfissianti o tossici; così come in ambienti dove possono svilupparsi condizioni idonee a incendi ed esplosioni. È necessario agire con rigore sulla adozione di misure di rilevazione delle caratteristiche e di  bonifica degli ambienti. Altrettanto rigore va dato alle tecniche e alle procedure di protezione dei lavoratori. Ma, forse, la  dimensione più critica è rappresentata dalla inconsapevolezza e dalla sottovalutazione del rischio da parte degli operatori e dei preposti.

Non si tratta solo di preparare i lavoratori a gestire le situazioni di emergenza, ma anche di preparare le persone e le organizzazioni a fare in modo che non si arrivi alle condizioni di emergenza. Quando il lavoro avviene in ambienti così estremi come serbatoi, stive,  silos, cunicoli. collettori, fosse biologiche ecc., il confine tra lavoro in condizioni ordinarie e lavoro in emergenza si fa sempre meno netto.

Proprio per le caratteristiche estreme di questi ambienti, le competenze che gli operatori devono esercitare nelle condizioni ordinarie e in quelle di emergenza sono simili e riguardano sia la preparazione necessaria per seguire le procedure che quella necessaria per considerare le variabilità ambientali, tecniche e sociali che possono rendere difficile individuare quale procedura operativa seguire.

A esempio, quando si tratta di recarsi in locali sotterranei per circostanze non frequenti, ma giudicabili come ordinarie, la rilevazione delle caratteristiche contingenti potrebbe essere condizionata dalle esperienze pregresse che tendono a dare per scontata una situazione ambientale e operativa. Quella situazione ambientale che si arriva, per le esperienze pregresse a dare per scontata, proprio per la tipicità di questo ambiente può rivelarsi in realtà del tutto inedita e cogliere impreparato chi vi si reca per svolgere le proprie attività.

Analoghi problemi di variabilità possono presentarsi nella dimensione sociale del lavoro. Essere abituati a cooperare con una o più persone può generare i presupposti di una intesa tacita che al variare delle persone (o, perfino, del loro stato di umore psicologico contingente) deve essere riportata a un livello di negoziazione maggiormente esplicita. Questa attenzione a non dare per scontato ciò che l’altro si accinge a fare è sempre necessaria, ma nel lavoro in ambienti confinati può diventare critica.

La preparazione a operare in condizioni di lavoro estreme, e non sempre facilmente controllabili, si basa, dunque, sulla disponibilità di più di uno scenario operativo, o copione.  Ciò crea un delicato equilibrio tra competenze organizzative (la costruzione di più scenari e relative procedure, i copioni) e competenze individuali (la capacità di leggere la situazione contingente  e di scegliere il copione operativo più adatto).

 

 

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