fasi emergenza

Le funzione generale delle esercitazioni di emergenza è creare contesti di apprendimento individuale e organizzativo. L’idea di apprendimento che sta alla base della proposta REGISTA DELLE ESERCITAZIONI DI EMERGENZA  è che non basta insegnare a fare le cose giuste in una data situazione, ma serve anche insegnare a riconoscere la variabilità delle situazioni e a controllare l’adeguatezza delle proprie risposte comportamentali rispetto a questa variabilità. Si tratta di sviluppare competenze di tipo riflessivo (per un approfondimento di questo argomento, rinvio al mio libro Sicurezza a 3D).

Nello specifico dominio della gestione delle emergenze, è vantaggioso riferirsi a una individuazione delle loro fasi.

 

Prima fase: AVVIO

L’inizio di una situazione di emergenza può essere segnato:

  1. a) da un segnale di allarme;
  2. b) dalla manifestazione di uno o più eventi sentinella;
  3. c) dall’accadimento di un evento accidentale.

In tutti i casi, si hanno aspetti potenzialmente critici per la percezione sensoriale del segnale o dell’evento e per il giudizio sulla rilevanza di quanto percepito.

Da questa fase dipende la qualità dell’attivazione delle diverse componenti dell’organizzazione.

 

Seconda fase IL RICONOSCIMENTO DELLO SCENARIO DI CRISI

Lo svolgimento di questa fase richiede un equilibrio, da ridefinire continuamente, tra velocità di attivazione e raccolta di informazioni sul contesto. La reazione tipica più frequente delle persone non addestrate è l’indecisione che comporta incapacità di avviare una sequenza efficace di risposte prima immediate e poi organizzative. All’opposto, le persone addestrate, ma non formate in maniera riflessiva, possono reagire in modo troppo precipitoso trascurando informazioni sul contesto. Occorre precisare che è opportuno prepararsi a replicare il riconoscimento dello scenario di crisi ogni volta che si presentano variazioni che aggiungono nuovi elementi.

 

Terza fase RISPOSTA IMMEDIATA

Indica la disponibilità di attrezzature per proteggersi e per soccorrere chi è ferito o si trova in pericolo e un addestramento a usare bene queste attrezzature. In questa fase, può essere significativa la qualità delle interazioni comunicative tra chi si trova in prima linea sul fronte dell’emergenza e chi deve attivare dalle retrovie le risorse per la risposta organizzata.

 

Quarta fase RISPOSTA ORGANIZZATA

Le persone sul fronte delle emergenza e quelle nelle posizioni più di supporto nelle retrovie devono sapere condividere il significato delle procedure, delle check list e delle modalità di comunicazione standardizzata.

In particolare è importante che tutte le persone disponibili vengano coinvolte con un coordinamento ordinato e in grado di proteggere le decisione sia dall’affidamento a un decisore isolato che può andare in sovraccarico prestazionale e/o emotivo, sia dall’affidamento a un gruppo incapace di valorizzare un vitale dissenso di opinioni (contrastando gli effetti del pensiero di gruppo).

 

Quinta fase FINE

Il passaggio dalla situazione di emergenza a quella postemergenziale implica la riallocazione dei processi decisionali ai ruoli, alle sedi e ai ritmi usuali. Anche in questo caso, le competenze sono non soltanto quelle riferibili allo svolgimento di una prestazione tecnicamente corretta, ma anche al presidio consapevole della comunicazione e della presa di decisione.

 

Sesta fase DEBRIEFING

Dopo la conclusione di una emergenza (reale o simulata) è importante dare spazio a un riesame delle esperienze per una rielaborazione delle prestazioni e delle reazioni emotive.

 

Con le esercitazioni è necessario preparare le persone a svolgere la propria parte in tutte queste fasi. Per questo motivo, le esercitazioni richiedono una capacità di progettazione, svolgimento, osservazione e restituzione alle persone coinvolte.

Hirelia srl
CIF: IT06646910965
viale Monza 133
CP: 20125 Milano (IT)
Tel: 9XX 123 456

info@percezionedelrischio.it

Percezione del Rischio
LinkedIn Auto Publish Powered By : XYZScripts.com