Il ruolo del preposto nel sistema aziendale di prevenzione è riconosciuto da tutti come centrale. Ma non da tutti con lo stesso significato o e stesse implicazioni per la cura delle competenze e delle conduzioni per l’esercizio delle funzioni di ruolo.

I possibili significati attributi al ruolo del preposto nel sistema di prevenzione posso essere collocati in uno spazio compreso tra i due estremi del continuum delle rappresentazioni del rapporto tra individuo e lavoro organizzato. A un estremo del continuum, troviamo l’idea secondo cui l’individuo è spontaneamente orientato a sfuggire al lavoro e all’assunzione delle responsabilità. All’estremo opposto, l’idea secondo cui l’individuo è spontaneamente orientato al lavoro e all’assunzione di responsabilità. Queste due idee sono state rappresentate ormai molti anni fa dal modello teorico della Teoria X e della Teoria Y (Douglas Mc Gregor, The Human Side of Enterprise, 1960).

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A distanza di tanti anni dalla pubblicazione della teoria di Mc Gregor, dobbiamo ancora chiederci se è vera la Teoria X o la Teoria Y, o se una è più vera dell’altra. La sicurezza sul lavoro è oggi un ambito di preoccupazioni che consente di mettere alla prova le due teorie. Il preposto viene chiamato in causa come agente di controllo e sanzione delle violazioni (Teoria X), quando prevale un’idea di sicurezza intrinseca a macchine e procedure. Quando prevale un’idea di sicurezza centrata sul comportamento del lavoratore, il preposto viene chiamato in causa come agente di rinforzo delle azioni corrette (Teoria Y).

Così, anche per comprendere il ruolo del preposto occorre tornare a studiare il rapporto tra individuo e lavoro organizzato. Una concezione più modernCOP_HOL-200x300a del dilemma di ruolo in cui si trovano i preposti è fornita dalla considerazione della differenza tra il Lavoro-Come-Fatto (LCF) e il Lavoro-Come-Immaginato (LCI) illustrata da Herik Hollnagel, Safety-I e Safety-II. Il passato e il futuro del safety management, Hirelia Edizioni, 2016.

È una frequente osservazione che il LCF non corrisponde al LCI e che le prestazioni dei lavoratori sono caratterizzate da un continuo adattamento alla variabilità delle condizioni operative. La concezione del ruolo del preposto dipende dalle convinzioni sulle cause di questa differenza e sulle conseguenti funzioni da assegnare ai ruoli di gerarchia intermedia. Possiamo immaginare un altro spazio di continuità che si affianca a quello tra Teoria X e Teoria Y compreso tra due estremi: il primo che impone l’uguaglianza LCF = LCI; il secondo che riconosce la inevitabilità della disuguaglianza LCF ≠ LCI.

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Al primo estremo del continuum c’è l’idea che le cause siano da cercare nell’opportunismo dei lavoratori e/o nelle carenze del sistema normativo e disciplinare. Questa posizione (che in sostanza converge sulla Teoria X di Mc Gregor) si basa sull’assunto che sia possibile immaginare bene il lavoro e che la sicurezza sul lavoro (così come l’efficienza e l’efficacia) dipendono dall’imposizione dell’uguaglianza LCF = LCI. In questa prospettiva, il ruolo dei preposti è proprio garantire questa uguaglianza.

All’estremo opposto, c’è l’idea che il lavoro non possa avvenire che con il continuo aggiustamento della prestazione alla variabilità delle condizioni dell’ambiente, dei materiali, delle relazioni sociali. Questo aggiustamento continuo è l’espressione dell’impegno del lavoratore e, per questo motivo, in sostanza, converge con la Teoria Y di Mc Gregor. Da questo punto di vista il LCI è sempre una rappresentazione approssimata di quello che può essere il LCF. E anche il migliore possibile impegno di progettazione del lavoro non riuscirà mai a far coincidere questa rappresentazione con la realtà. In questa prospettiva. Il ruolo dei preposti è sostenere la capacità dei lavoratori di aggiustare la propria prestazione (ovviamente, restando entro i limiti delle norme aziendali e di legge).

Le competenze di ruolo dei preposti variano quindi in funzione della collocazione delle loro funzioni in corrispondenza dell’estremità “Teoria X e LCF = LCI” o dell’estremità “Teoria Y e LCF ≠ LCI”.

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Restituzione di feedback ai collaboratori

  • Dal lato “Teoria X e LCF = LCI”, prevalentemente rilievi sanzionatori su comportamenti dei lavoratori difformi dalle aspettative.
  • Dal lato “Teoria Y e LCF ≠ LCI”, rilievi sanzionatori e premianti su comportamenti conformi e difformi (distinguendo errori, violazioni, aggiustamenti della prestazione funzionali e non funzionali).

Sovraintendere e vigilare

  • Dal lato “Teoria X e LCF = LCI”, il controllo di conformità resta prevalentemente appiattito sulle modalità di controllo diretto basato (e limitato) sulla presenza del preposto nello stesso momento e nello stesso luogo in cui il lavoratore svolge la sua prestazione.
  • Dal lato “Teoria Y e LCF ≠ LCI”, il controllo non si limita alla conformità perché si focalizza sull’attenzione alle modalità (anche funzionali) di aggiustamento della prestazione alle variazioni del contesto. Conseguentemente, non si basa esclusivamente sulla compresenza di preposto e lavoratore, ma anche su indicatori di prestazione che vanno scelti per la loro sensibilità si temi di salute e sicurezza.

Contributo alla prospettiva della prevenzione

  • Dal lato “Teoria X e LCF = LCI”, la funzione del preposto resta circoscritta in una prospettiva reattiva della prevenzione.
  • Dal lato “Teoria Y e LCF ≠ LCI”, la funzione del preposto si apre a una prospettiva proattiva.

Con questa rappresentazione delle funzioni del preposto come variabili in ragione della collocazione tra gli estremi “Teoria X e LCF = LCI” e “Teoria Y e LCF ≠ LCI”, non intendo sostenere che la collocazione sia l’esito di una scelta deliberata da parte del preposto.

Evidentemente, ciascuna persona che si trovi a svolgere le funzioni associate a un ruolo intermedio nella gerarchia organizzativa può dare allo svolgimento di dette funzioni uno stile personale. Ma solo fino ad un certo punto. Proprio la posizione intermedia rende i preposti esposti alle aspettative di ruolo dei ruoli gerarchici superiori e di quelli inferiori.

Il gioco combinato delle forze culturali, degli assunti impliciti sul rapporto tra individuo organizzazione (le teorie X e Y di Mc Gregor) e delle aspettative di ruolo sul controllo del lavoro sicuro (LCF = LCI o LCF ≠ LCI) non è guidato da scelte deliberate e intenzionali. In questo modo, spesso, la nomina dei preposti risulta slegata da un progetto di sviluppo delle loro competenze.

Per adempiere a un obbligo di legge, si nominano alcune persone al ruolo di preposto ma la effettiva collocazione delle loro funzioni negli spazi compresi tra “Teoria X” e “Teoria Y” e tra “LCF = LCI” e” LCF ≠ LCI” viene lasciata al gioco delle forze culturali senza alcun controllo organizzativo o, tantomeno, alcuno sviluppo di competenze individuali e organizzative.

Il risultato, per molti preposti, è sentirsi catturati in una sorta di meccanismo kafkiano in cui essi sono oggetto di aspettative di ruolo (e responsabilità) divergenti da parte dei ruoli contigui (i capi verso l’alto e i colleghi-sottoposti verso il basso). In sostanza di essere stati fatti preposti e poi di essere stati abbandonati ad arrangiarsi da soli con le difficoltà di questo ruolo. Preposti e abbandonati, con buona pace del miglioramento dei sistemi aziendali di prevenzione.

attilioSe questi argomenti l’hanno convinta, se l’hanno anche solo incuriosita e le hanno fatto venire l’intuizione che sulla base di questi argomenti si possa progettare la formazione di aggiornamento dei preposti, mi scriva per una valutazione delle ricadute nelle sue realtà operative: a.pagano@hirelia.it.

 

Un pensiero su “PREPOSTI E ABBANDONATI

  1. E’ bellissimo e mi ricorda tanto la tua teoria sul fatto che il rischio R sia direttamente in funzione della probabilità e del danno, ma inversamente proporzionale al fattore K (consapevolezza) per cui R=PxD/K

  2. Di fatto il processo di liberalizzazione e deresponsabilizzazione in atto nella società, decreta organizzativamente il superamento del modello LCF (che implica la presenza costante del preposto) a tutto vantaggio del modello LCI (economicamente più vantaggioso) che fatica a trovare riscontri positivi per un mancato riconoscimento retributivo dei rischi e delle attività a carico del preposto, che diventa anche coordinatore e gestore delle attività con maggiori responsabilità.
    Complimenti per l’articolo.

    Giuseppe

  3. Una sistematizzazione molto interessante e utile anche a compiere riflessioni che vanno oltre il difficile ruolo di preposto. Mi pare che il gap crescente fra il lavoro prescritto ed il lavoro concreto renda sempre meno appropriata l’applicazione di rigide procedure operative il cui rispetto acritico porterebbe a quello “sciopero dello zelo” che renderebbe meno sicuro il lavoro e rischierebbe perfino di paralizzare buona parte dei processi produttivi non standardizzabili oggi prevalenti. Per questo ritengo che le competenze situazionali e la diffusione di strumenti utili a sviluppare in modo partecipato una cultura della sicurezza restino le più grandi sfide di un nuovo modo di intendere la formazione e, al contempo, dispositivi fondamentali per proteggersi da rischi di sovraccarico o conflitto di ruolo.

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